Una piacevole e lineare conferenza ha caratterizzato la serata rotariana del 12 gennaio. Lunedì all’Hotel dei Duchi i soci del Club di Spoleto si sono ritrovati per partecipare all’incontro con la dottoressa Elena Sinibaldi, sul tema “L’Unesco: la dimensione culturale e le sue prospettive”. Hanno dialogato con lei il Presidente del Club Pompeo Farchioni e il Governatore del Distretto 2090 Roberto Calai.
Curiosità
L’ospite della conviviale è una funzionaria del Ministero della Cultura e dal 2014 si è specializzata sulle Convenzioni Unesco e sulla preparazione dei dossier per le candidature dei patrimoni culturali materiali e immateriali.
Curiosità interessanti hanno svelato quanto sia complesso questo lavoro di selezione dei siti e convincimento della giuria dell’Unesco a Parigi e quanto siano rigidi i canoni di questa agenzia internazionale dell’ONU.
L’Italia ha 61 siti patrimonio Unesco, e detiene il primato mondiale addirittura prima della Cina che ne ha 60 e una superficie molto più estesa. Questo dato conferma il grande impegno della nostra Nazione per ottenere i riconoscimenti.
La conferenza
“Con la Convenzione Unesco del 2003 è stato ampliato il concetto di patrimonio culturale immateriale, che comprende anche il saper fare di una comunità, essa riconosce alle culture equa dignità. Un bene del genere produce national branding, dà immagine e crea economia. Mentre la Convenzione 2005 segna l’adozione di uno strumento più internazionale, importante per creare relazioni tra gli Stati” ha esordito la Sinibaldi, la quale ha pure sottolineato quanto sia importante non mandare perse le conoscenze ereditate, millenarie, di una comunità, il sapere fare deve essere salvaguardato, come le arti ‘made in Italy’. “La trasmissione di una tecnica deve essere registrata, conosciuta per non rischiare di rimanerne privi al pari di un sito materiale – ha proseguito -, non bisogna disperdere questo valore creandone anche attrattività. Proporre la cucina italiana (che a dicembre è divenuta ufficialmente patrimonio Unesco) è stata una scelta strategica, siamo riusciti a far comprendere l’importanza tipica del nostro Paese riguardante il modo di stare a tavola, il rapporto di relazione, la convivialità, puntando sugli aspetti più antropologici del rito e del rapporto con il cibo”.
Le criticità del mestiere
La difficoltà di presentare il dossier ‘inappuntabile’ alla commissione internazionale sta anche nel riuscire a dimostrare l’eccezionalità del valore universale del bene e perché si contraddistingue da altri, in particolare la dottoressa Sinibaldi ha fatto anche riferimento al mancato riconoscimento della fascia olivata Spoleto-Assisi. “È più difficile comparare un sito, l’arte è più facile da spiegare, nonostante la coltivazione dell’olivo sia una tradizione che interessa tutta Italia. Serve soft power per convincere tutti e anche facendo politica, magari tra più Stati per veder riconosciuto più che un territorio, una storia”. La Sinibaldi ha infatti mandato un messaggio ai presenti, dato che alcuni di loro anche tra gli ospiti si occupano di agro-alimentare, per fare rete nel bacino Mediterraneo e far comprendere la peculiarità e la ricchezza della coltura dell’olivo e cultura dell’olio.
Il finale
La serata è proseguita con la cena e l’omaggio alla relatrice: oltre i fiori, il club le ha donato un rosone del Duomo di Spoleto realizzato in merletto, molto apprezzato considerando che la dottoressa è tra le fautrici del progetto di riconoscimento Unesco della lavorazione del merletto italiano.



















